martedì 7 ottobre 2008

Sonorità mistiche

un breve anneddoto di un viaggio in Kerala, India. Nei pressi della cittadina di Kottakal mi trovavo ad osservare un magnifico tempietto Hindu, quando notai che una piccola processione di fedeli si apprestava ad entrare nel luogo sacro per celebrarvi un ‘puja’, o cerimonia religiosa. Chiesi all’anziano Sadhu, che stava a guardia dell’ingresso del tempietto, il permesso di partecipare alla puja. Il guardiano, che aveva addosso come unico indumento un 'dhoti' intorno ai lombi e aveva disegnato sulla fronte un simbolo a U tracciato con cenere, mi diede il suo consenso con il tipico sbattimento laterale della testa che significa ‘fa pure’. Tolte le scarpe, percorsi tre volte la circonferenza dell’edificio sacro in senso orario,
entrai nel tempio e nel vestibolo sostai davanti alla donna in sari che officiava il rito. Le mani della donna tenevano stretta una ciotola di acquasanta, in quell’acqua io immersi le mani e mi bagnai il viso e la nuca. Poi l’officiante prese con le dita un pizzico di polvere rossa contenuta da
un’altra ciotola e con pollice e indice toccò la mia fronte. Ero pronto per la puja. Lasciai un’offerta ed entrai all'interno del tempio. La sala interna era un ambiente stranamente spoglio, a pianta quadrata. Soltanto nella
parte superiore delle pareti erano stati incastonati loculi quadrati, di circa mezzo metro di lato. La serie di loculi proseguiva lungo tutto il perimetro delle pareti e al loro interno, protette da una vetrinetta, erano racchiuse statuette e altorilievi in gesso dipinto che rappresentavano varie divinità. Il centro della stanza era occupato da un grande altare in pietra, adornato
questo con una dovizia di sculture e d’immagini sacre, irto di bastoncini d’incenso accesi. Sulla sommità dell’altare centrale sedeva la divinità principale del tempio, il dio-elefante Ganesh, mezzo avvolto dal fumo d’incenso. A volte si producono situazioni in cui la mente abbandona
le sue difese e diventa vulnerabile, lo scetticismo più inossidabile comincia a scrostarsi e le miscredenze più coriacee a cedere. Ovviamente si tratta solo di sensazioni illusorie, la colpa è del fumo d'incenso che inebria, della stranezza delle immagini, o del significato indecifrabile dei simboli
sacri. Tuttavia in quel momento mi domandai se fra tutte le divinità del pantheon Hindu ce ne fosse almeno una in grado di rispondere ad un paio di mie domande senza tempo sul senso delle cose del mondo e della vita, oltre al senso di quell'altra vita che invece, con una buona dose di narcisismo, si vorrebbe vivere in eterno. Mi sentivo mistico. Improvvisamente dietro di me risuonò una serie di note melodiose, a tutto volume. La suoneria di un telefono cellulare! Alle mie spalle un tale aveva estratto da una tasca un telefonino con lo schermo illuminato nell'oscurità
del tempio e aveva cominciato una conversazione a bassa voce, mentre si dirigeva verso l'uscita del luogo sacro. Io mi sentii mortificato. Le espressioni degli dei in effige si erano rinchiuse in se stesse, offese dalla suoneria del cellulare idiota, ed io mi sentivo offeso insieme a loro.
Gli dei forse stavano per dirmi qualcosa, ma quel tale con il telefonino aveva rovinato tutto. Uscii dal tempio e sostai all’aria aperta nel giardinetto attiguo all’edificio sacro. All’improvviso l’aria vibrò di nuovo, questa volta di
una sonorità cupa e potente, un rumore inspiegabile che veniva dall’altra parte della siepe che circondava il tempio. Nel giardino c’erano altri fedeli, a questi domandai che diavolo (sic) c’era dall’altra parte del tempio, ma
nessuno sapeva, nessuno ci badava. Sembrava un cinema all’aperto, per di più con l’audio che funzionava male! Ero deciso a scoprire la verità, così mi aprii un varco nella siepe folta e sbirciai dall’altra parte. Era il giardino di
una casa privata, all’aperto era stato sistemato un mega-televisore, il volume era regolato al massimo, ma l'altoparlante era difettoso. Doveva essere la proiezione di qualche pellicola di Bollywood. Mentre mi allontanavo dal tempio ricordai di avere letto da qualche parte che il Kerala, pur essendo una regione ricca di meraviglie culturali, era purtroppo la località più rumorosa del'India.

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