martedì 7 ottobre 2008

Bidonvilles africane

Fare del turismo nell’Africa sub-sahariana non presenta particolari problemi di sicurezza a condizione di soggiornare in zone rurali o centri abitati minori. Le città invece possono diventare giungle urbane pieni di sorprese. Ecco qui un paio di esempi di raggiri in cui il turista europeo può incappare. A Nairobi, Kenya. Cammino sul marciapiede affollato di una strada del centro cittadino (Yomo Kenyatta Centre), un oggetto biancastro ruzzola in terra di fronte a me, l’oggetto sembra essere caduto dalla persona che mi cammina davanti. Mi chino e lo raccolgo, è una grossa busta rettangolare tenuta insieme da elastici, mentre affretto il passo per avvertire la persona che ignara continua a camminare lo sguardo mi si posa su dei caratteri stampati in neretto sul retro della busta. Vedo che è una distinta di numeri, questi sono importi in dollari e scellini keniani, al tatto sento che la busta è rigonfia di carte. Come scottato lascio cadere la busta sul marciapiede. Una persona che mi camminava a fianco e che solo ora noto raccoglie la busta, getta un’occhiata alla distinta di valute e subito mi mette una mano sull'avambraccio. Questi eventi si susseguono nel giro di brevissimi istanti tanto da sembrare simultanei, la mente è impreparata e non riesce a imbastire un giudizio chiaro su ciò che sta accadendo. La persona davanti a me, quella che deve avere perduto la busta, continua a darmi le spalle ed ora si sta allontanando, il compare che ho a lato e che mi tiene l’avambraccio mi sussurra: 'facciamo a metà'? La razionalità continua ad essere offuscata ma l’intuito, alimentato dalla somma di esperienze della vita di uno che non è nato ieri, comincia a illuminarsi della stessa luce che si intravede in fondo ad un tunnel. L’intuito ora mi urla ‘imbroglio’! Libero l'avambraccio dalla mano del mio complice del furto, mi allontano, cerco di confondere tutta la mia bianchezza nella folla nera che brulica nel Yomo Kenyatta Centre. Il sole è allo zenit nel cielo ma non scotta, l'aria è frizzante, Nairobi è a cavallo dell’equatore ma con i suoi 1600 metri di altezza ha un clima da sogno. Io però guardo poco il paesaggio urbano circostante, ripenso all'accaduto e continuo a ripetermi come un disco rotto che non sono nato ieri. I due della scam, della combine, della fregatura, lavoravano certo d’accordo. Non so bene come, ma se io avessi accettato di spartire quei soldi, ad un certo punto il jolly crudele sarebbe scattato fuori a molla dalla scatola, il tale che fingeva di aver perduto la busta sarebbe tornato indietro, avrebbe minacciato denuncia, il complice avrebbe testimoniato contro di me, poi avrebbero proposto di non sporgere denuncia in cambio di denaro, di tanto denaro, e la trappola si sarebbe richiusa su di me sotto forma di estorsione. Se non proprio così, le modalità della fregatura avrebbero avuto un andamento analogo. Importante per gli artisti da marciapiede di Nairobi sono le grandi linee del copione, il resto può essere improvvisazione.
Esempio di raggiro numero due. Aeroporto di Douala, Cameroun. A questa fregatura è difficile sfuggire perché è fatta a imbuto, come l'entrata di una nassa per intrappolare pesci. Chi la mette in opera sono agenti aeroportuali con distintivi, tessere e cartellini, e con quelli c'è poco da fare. Il mio aereo per l'Italia sta per partire, stanno imbarcando i passeggeri, mentre mi affretto a mettermi in coda vengo invitato ad un controllo supplementare. In una stanzetta un ufficiale di dogana ed uno di polizia mi chiedono di dichiarare il contante che ho con me. Il tempo stringe, un altoparlante ripete la chiamata per l'imbarco, io non ricordo quanto contante ho con me e non voglio mettermi ad aprire buste e portafogli. Rispondo che non so quanti soldi ho addosso, l'ufficiale insiste perché io dica una cifra, e aggiunge ‘una cifra qualunque’. La genialità del raggiro risiede nella parola 'qualunque’. Dichiaro un importo approssimativo di contante che stimo di avere e la trappola scatta. Il click non lo sento io, lo sentono loro. Ora i due mi ingiungono di vuotare tutte le tasche per verificare che io abbia realmente quella somma. Protesto replicando che mi parte l'aereo, ma i due sono irremovibili (non posso sapere che l’aereo non partirà senza che il pilota abbia ricevuto un OK via radio proprio da uno due, per l'esattezza il poliziotto grande arrotondatore di stipendi). Vuoto le tasche, vuoto il portafoglio e le buste, tutti e tre contiamo i soldi, la cifra ovviamente non può quadrare con quella che ho azzardato prima ed ora i due mi accusano di falsa dichiarazione ad ufficiali della Repubblica del Cameroun. Dovrò pagare una multa di xy CFA o di valuta estera, sul posto, immediatamente e nelle loro mani. La cifra è enorme, equivale a mezzo stipendio camerunese di un mese, scatto in piedi come una molla, il furore mi sale alla testa, gli occhi mi diventano fessure. Ho capito la scam, che lì si chiama 'magouille'. L’epilogo della scenaggiata però è tutto mio. Anche in questo caso l'aiuto non può venire che dall’esperienza in cose africane, permettete. Mi siedo di nuovo davanti ai due, mi fingo rilassato, annuncio che non verserò un solo CFA, l'aereo parta pure, io ritornerò in città e ripartirò la settimana prossima. Il mio bagaglio già nella pancia dell’aereo? che parta pure, lo ritroverà a Malpensa fra 7 giorni. E aggiungo: la mia azienda si farà viva con voi signori per sapere perché non sono partito, il grande chef non sarà contento, qualcuno vorrà spiegazioni. E poi aggiungo il finale: signori, non mi dispiace se non parto ora, stasera all'Aqua Palace di Douala (Hotel 5 stelle con discoteca dove suonano i migliori artisti del Cameroun) è di scena l’artista xy. I due sono stupiti, la radio gracchia un messaggio dall’aereo dove l’equipaggio attende un passeggero in ritardo, ci sono attimi di esitazione, poi arriva la soluzione. Il poliziotto lancia un latrato dentro la radio, poi un altro latrato a me: ‘raccolga le sue cose e si tolga dai piedi’. Mentre nel tunnel d’imbarco mi dirigo verso l’aereo, che ora ha i motori che fischiano, non affretto il passo, so che mi stanno aspettando e che farò un ingresso in cabina in stile VIP.

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