..era il 24 dicembre di non ricordo quale anno, e mi trovavo su di un pulmino-navetta che dall’aeroporto di Kigali, Rwanda, trasportava i passeggeri verso il centro città. Era successo che all'aeroporto di partenza di Dar-es-Salaam, Tanzania, un'attendente della compagnia aveva comunicato ai signori passeggeri che, désolée, per motivi tecnici il volo non era più diretto per Bruxelles, ma che era previsto uno scalo con pernottamento in Kigali e partenza il giorno dopo. La compagnia era Sabena, e una volta l’annuncio terminato mi rammentai della freddura che circolava nell’ambiente e che suonava: Sabena, such-a-bloody-experience-never-again. Il pulmino-navetta trasportava tanzaniani, rwandesi, oltre a un gruppetto di turisti di campionatura europea assortita. C’erano un paio d’inglesi, parecchi tedeschi, dei belgi. Il bus entrò in un quartiere residenziale di Kigali, percorse un largo viale alberato ai cui fianchi si allineavano ville bianche con porticati in stile coloniale, schifiltosamente appartate nelle loro 'pelouses', prati d'erba chiara che parevano terreni da golf. Eravamo nel quartiere delle ambasciate, delle residenze dei bianchi e della momenklatura rwandese.
Come ho detto non ricordo l’anno di quel Natale, ma so che precedeva di forse sei o sette la tragedia del grande, finale, pauroso genocidio etnico tra hutu e tutsi del 1994.
Il pulmino si arrestò al porticato d'ingresso di un hotel 5 stelle convenzionato con la Sabena, scaricò i turisti e ripartì. Sparimmo tutti nelle nostre stanze per doccia e riposino, poi a sera il gruppetto di turisti europei si ritrovò a cena nel ristorante al piano terra. Il menu proponeva squisiti piatti della cucina belga. Al termine della cena il dessert non fu dolce. Cominciarono i primi mugugni, i dubbi sui motivi tecnici dello scalo imprevisto, e poi a Kigali!, la vigilia di Natale in viaggio, etc. Dopo le lamentele ci fu un po’ di small talk, e finito anche quello si cominciò a parlare degli africani, dell’anomalia della divisione delle società africane in etnie che invariabilmente si odiano, dell’odio fra Hutu e Tutsi. Devo ricordare che il grande genocidio tra Hutu e Tutsi del 1994 non fu l’unico ad accadere in Rwanda, fu solo il più catastrofico. La mattanza del '94 fu preceduta da decenni di numerosi, periodici guai etnici. Dal giorno della sua indipendenza nel 1962, Rwanda e Burundi hanno conosciuto ben pochi periodi di pace. In quella sala da pranzo dell’hotel Sabena, alla vigilia di Natale, pensai alla stranezza che induceva i bianchi europei a parlare degli africani sempre e solo come riempitivo dei vuoti di una conversazione. Sembra proprio che gli africani e le loro bizzarrie debbano fare da ruota di scorta e da capro espiatorio per tutti i vuoti di memoria o d’ingegno dei bianchi. Le deprecazioni per il male delle etnie che affliggono l’Africa continuarono per un certo tempo. Aveva già smesso di ascoltare i commenti dei nostro gruppo di turisti tropicali e avevo cominciato ad osservare la tavolata all’altro lato della sala. Qui stava finendo di cenare l’equipaggio del nostro aereo, c’erano signori ancora in divisa, tra cui il capitano, gli attendenti, forse un paio di meccanici. Fui sorpreso al vedere quanta gente ci vuole per far volare un aereo. Tutti parlavano in fiammingo ed io non capivo nulla della loro conversazione. Ad un certo punto dal gruppo dell'equipaggio il volume delle voci aumentò, ci fu uno strepito di esclamazioni, un parapiglia di imprecazioni. Era scoppiata una lite! Tutte le facce della sala si voltarono come girasoli verso quella tavola, cucchiaini da dessert restarono a mezz’aria, bocche rimasero spalancate. Era una lite tremenda, piena di livore e di rancore, si era spalancato un verminaio! Capii che il diverbio si era acceso tra il personale Sabena e quello dell’hotel, ora vedevo che un paio di inservienti in piedi dietro la tavolata, vociavano piegati in due, con il collo torto, all’indirizzo dei commensali. Le parole erano diventate coltelli, forchette, trinciapolli, schiaccianoci, tritacarne, armi improprie da cucina. Credetti di capire che l’equipaggio era fiammingo, il personale d’hotel vallone. All'inizio tutti vociavano in fiammingo, poi si passò al francese: ‘hargneux! vous nous vexez! je veux récupérer mon argent!'. Era una lite per una questione di soldi, il rancore era grande, i toni così furibondi che pensai che stessero per venire alle mani. Nessun problema, solo che la sala da pranzo di un hotel di categoria non era il ring adatto. Che vergogna. Poi la lite finì com’era cominciata. Con un sorrisino imbarazzato noi turisti ci alzammo da tavola e salimmo nelle camere. Un’ora dopo ero disteso sul letto e guardavo il soffitto della stanza. Era il 24 dicembre di un anno che non ricordo, gli ammazzamenti fra hutu e tutsi erano già scritti nel futuro, e le due tribù bianche a sud e a nord di Bruxelles quella sera non erano state un buon modello di convivenza. Queste erano le tribù che fino al 1960 tenevano sotto il tallone l’intero bacino del Congo, compresi i territori degli attuali Rwanda e Burundi. Decenni erano trascorsi, ed ora Kigali era una città in cui Hutu e Tutsii vivevano gomito a gomito in una commistione così stretta da rendere un reciproco massacro tecnicamente difficoltoso. Kigali era diventata una città aperta.
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